Tra il pubblico delle Abendmusiken con J.S. Bach

Cosa ascoltava il pubblico e cosa capitò quando giunse anche J.S. Bach
Non possediamo le partiture delle Abendmusiken di Buxtehude nella loro forma originale è possibile però ricostruire abbastanza bene il tipo di esperienza musicale. Il pubblico poteva trovarsi davanti a un insieme molto più ricco del semplice organo. Le nuove cantorie permettevano di distribuire i musicisti nello spazio della chiesa, creando effetti di dialogo e di contrasto tra diversi gruppi sonori. Nel repertorio festivo di Buxtehude compaiono anche trombe e timpani, mentre le sue opere vocali utilizzano combinazioni assai diverse di voci e strumenti. Non dobbiamo quindi immaginare una "cantata" nel senso moderno e ristretto del termine. Era un teatro sonoro sacro, senza che per questo fosse necessariamente un'opera teatrale.
A partire dal 1678 Buxtehude introdusse nelle Abendmusiken anche opere sacre di carattere drammatico. Le fonti sui libretti superstiti mostrano una combinazione di coro, recitativo, aria, corale e forte partecipazione strumentale. Buxtehude stesso descrisse nel 1684 alcune di queste produzioni come realizzate "in stile d'opera", con numerose arie e ritornelli. È un'indicazione preziosa: il pubblico non ascoltava semplicemente una lunga successione di canti liturgici, ma una forma musicale spettacolare, narrativa e fortemente contrastata.
Per avere un'idea dell'impatto visivo e sonoro, basta guardare alla struttura della Marienkirche. Le cantorie aggiuntive volute da Buxtehude permettevano di distribuire gli esecutori nella chiesa. La tradizione delle Abendmusiken poteva arrivare a coinvolgere circa 40 musicisti, un organico enorme rispetto a quello di una normale esecuzione domestica o liturgica.
Per un ascoltatore del Seicento, entrare nella Marienkirche durante una Abendmusik significava dunque assistere a qualcosa che aveva insieme le caratteristiche di un concerto, una meditazione religiosa, uno spettacolo sonoro e un evento cittadino.
E poi arrivò Bach
Nel 1705 la fama delle Abendmusiken era ormai arrivata ben oltre Lubecca. Johann Sebastian Bach aveva vent'anni e lavorava da circa due anni come organista presso la Neue Kirche di Arnstadt, in Turingia. Era ancora all'inizio della sua carriera, ma possedeva già una curiosità musicale fuori dal comune e un desiderio intenso di perfezionare la propria arte.
A quell'età, un giovane musicista poteva imparare dai libri, dalla pratica quotidiana e dall'esperienza nelle chiese in cui lavorava. Ma ascoltare direttamente un grande maestro rappresentava un'opportunità difficilmente sostituibile. Per Bach, quel maestro era Dietrich Buxtehude (1637-1707), organista della chiesa di Santa Maria a Lubecca e una delle personalità musicali più autorevoli della Germania settentrionale.
In Autunno, Bach partì da Arnstadt con un permesso di assenza di quattro settimane. La distanza da percorrere era di circa 400-450 chilometri, un'impresa considerevole per un giovane musicista dell'epoca, soprattutto se affrontata in gran parte a piedi. Il viaggio lo condusse verso una città mercantile prospera, collegata ai circuiti commerciali del Baltico e animata da una vita culturale di grande rilievo.
Lubecca non era soltanto una destinazione per ascoltare un organista famoso. Era un centro in cui la musica sacra aveva assunto dimensioni ambiziose, intrecciando liturgia, virtuosismo strumentale, composizione vocale e spettacolarità pubblica.
Il giovane compositore si mise in cammino spinto dal desiderio di ascoltare quanti più bravi organisti gli fosse possibile… Buxtehude era al centro di questo universo. La sua arte organistica univa la libertà dell'improvvisazione, la ricchezza delle figurazioni, la varietà dei registri e una straordinaria capacità di costruire grandi architetture musicali. Nelle sue composizioni vocali, inoltre, il linguaggio concertante e il trattamento drammatico del testo ampliavano le possibilità espressive della musica sacra.
È quindi ragionevole pensare che Bach fosse attratto dalle Abendmusiken. Non possiamo però dimostrare con certezza a quali singole esecuzioni assistette, né ricostruire un programma preciso del suo soggiorno che si protrasse ben oltre il permesso ricevuto: Bach rientrò soltanto nel febbraio 1706, dopo quasi quattro mesi di assenza. Ad Arnstad lo attendevano alcune difficoltà con le autorità ecclesiastiche che lo avevano assunto. Bach si giustificò spiegando di essersi recato a Lubecca «per apprendere una cosa e l'altra nella sua arte». Aveva incaricato un sostituto di occuparsi dell'organo durante la sua assenza, ma questo non bastò a evitare il rimprovero. Bach ricevette critiche anche sul suo modo di suonare che era diventato troppo audace per la comunità. Bach stava ampliando il proprio orizzonte musicale più rapidamente di quanto l'ambiente di Arnstadt fosse disposto ad accettare. Le sue innovazioni, che per lui erano una ricerca artistica, per i superiori rappresentavano un problema pratico e liturgico. Non si può dimostrare che il viaggio a Lubecca abbia provocato direttamente le innovazioni successive di Bach, ma sappiamo che egli tornò dichiarando di aver cercato nuove conoscenze musicali e fu subito criticato per il suo modo di suonare.
Il clima era diventato insopportabile e così, nel 1707 Bach lasciò Arnstadt per assumere l'incarico di organista a Mühlhausen.