Quando la musica racconta la partenza

21.07.2026

Il Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo (BWV 992) è una delle opere giovanili di J.S. Bach più sorprendenti. Bach sceglie invece di raccontare ciò che accade nel cuore di chi vede partire una persona amata, trasformando una vicenda familiare in un racconto musicale di straordinaria forza narrativa.

Composto probabilmente intorno al 1704 per la partenza del fratello Johann Jacob, diretto al servizio del re Carlo XII di Svezia come oboista militare, il Capriccio rappresenta un unicum nella produzione bachiana. È infatti una delle rarissime opere dichiaratamente "a programma", nella quale ogni movimento descrive un preciso episodio della vicenda attraverso didascalie esplicative.

Siamo abituati a pensare alla musica a programma come una conquista del Romanticismo, ma Bach anticipa questa idea di oltre un secolo. Il compositore non si limita a costruire una forma musicale: mette in scena un vero e proprio racconto.

L'opera si articola in sei episodi consecutivi.

Il primo movimento, Arioso. Adagio, rappresenta gli amici che cercano con dolcezza di convincere il fratello a non partire. Le frasi melodiche sembrano rincorrersi come voci che si sovrappongono, quasi un dialogo affettuoso e insistente.

Segue un Andante in forma fugata che immagina i pericoli e le avventure che attendono il viaggiatore in terra straniera. Il contrappunto diventa metafora dell'incertezza del destino, delle molte possibilità che ogni viaggio porta con sé.

Il cuore emotivo dell'opera arriva con l'Adagiosissimo, un intenso lamento costruito sopra un basso ostinato. Qui Bach, pur non avendo ancora vent'anni, dimostra già una maturità sorprendente nel tradurre il dolore in musica.

Quando ormai è chiaro che la decisione è irrevocabile, gli amici si rassegnano e salutano il viaggiatore. Il tono cambia progressivamente: la malinconia lascia spazio all'accettazione.

Infine risuona la celebre Aria di Postiglione, seguita dalla Fuga all'imitazione della cornetta di Postiglione, dove Bach riproduce il richiamo del corno del postiglione, il segnale che annunciava la partenza delle diligenze. È il momento in cui il viaggio comincia davvero e la musica si anima di energia e movimento.

Bach non racconta l'eroe che affronta le prove del destino, ma l'umanità di un addio. È un punto di vista insolito, profondamente intimo, che rende questa composizione sorprendentemente moderna.

Il viaggio che affronta il fratello di Bach è un viaggio molto terreno, verso una carriera militare in un Paese lontano. Eppure le emozioni sono le stesse dei viaggi epici degli eroi. La paura dell'ignoto, il desiderio di trattenere chi parte, la consapevolezza che ogni viaggio cambia per sempre chi lo intraprende e chi rimane ad aspettare.

Chi conosce Bach soprattutto attraverso le grandi Passioni, le Variazioni Goldberg o il Clavicembalo ben temperato potrebbe restare sorpreso davanti a quest'opera.

Il Capriccio mostra un compositore giovane, capace di sorridere, descrivere, evocare immagini concrete e persino imitare i suoni della realtà. L'influenza delle Sonate bibliche di Johann Kuhnau è evidente, ma già si intravede quella straordinaria capacità narrativa che caratterizzerà tutta la produzione bachiana.

Forse è questo il motivo per cui, a oltre tre secoli di distanza, il Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo continua a emozionare. Non parla semplicemente di un episodio della famiglia Bach, ma di qualcosa che tutti abbiamo vissuto almeno una volta: il momento in cui qualcuno prende la propria strada e noi possiamo soltanto accompagnarlo con lo sguardo.

Come nell'Odissea, il viaggio diventa una metafora dell'esistenza. Ma mentre Omero ci racconta il ritorno dell'eroe, Bach si ferma un attimo prima, nell'istante in cui il corno del postiglione risuona e la strada si apre davanti al viaggiatore.

È in quel momento, sospeso tra malinconia e speranza, che nasce una delle pagine più poetiche e umane dell'intera produzione giovanile del grande compositore di Eisenach.

Bach BWV 992 Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo
András Schiff, piano 

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