VIA CRUCIS

VIA CRUCIS
(Liszt - Luzi)

La Via Crucis che propongo è composta dalla fusione di più opere

  • la Via Crucis per soli, coro misto e pianoforte o organo, composta nel 1879 da Franz Liszt (1811-1886) in un apposito adattamento all'organo,
  • il testo poetico Passione. Via Crucis al Colosseo, scritto da Mario Luzi (1914-2005) per la liturgia pasquale celebrata da Giovanni Paolo II al Colosseo il Venerdì Santo del 2 Aprile 1999
  • le Via Crucis artistiche di autori di diverse epoche storiche

Nonostante queste opere siano state composte in epoche e per finalità diverse, in tutte, utilizzando linguaggi differenti, musicale, poetico e figurativo, vanno oltre la semplice "rappresentazione" dei fatti della Passione per giungere alla "descrizione" dei sentimenti dei protagonisti e, soprattutto, provocare una reazione interiore e coinvolgere chi ascolta che, da spettatore, diventa partecipe del dramma che si svolge sulla via della Croce.

LA MUSICA

La Via Crucis di Liszt – qui eseguita in una originale trascrizione per organo – è un'opera musicale svincolata dalla celebrazione liturgica e appare senza paragoni nell'intera letteratura musicale dell'800, nonché tappa fondamentale della ricerca lisztiana verso la nuova armonia, dove Liszt riesce a fondere il gusto drammatico a ciò che era il suo senso religioso più intimo.

La devozione della Via Crucis è diffusa in tutti i paesi ed è divenuta molto popolare – commenta lo stesso Franz Liszt nella introduzione alla partitura – In molte chiese si possono vedere le Stazioni dipinte o appese ai muri e i fedeli che recitano le preghiere a volte da soli, a volte in piccoli gruppi. È facile capire che il modo più solenne e più commovente di praticare questa toccante devozione, è il Venerdì Santo al Colosseo, in quel luogo il cui suolo è irrorato dal sangue dei martiri. Forse un giorno sarà possibile sostituire i dipinti delle stazioni della Croce con il suono di un organo. Sarei felice se un giorno si potesse ascoltare questa musica, che non riflette che debolmente l'emozione dalla quale sono penetrato quando più volte ho ripetuto, in ginocchio: Ave o crux, spes unica!

Le tradizionali "stazioni" della salita di Gesù al Calvario diventano altrettanti affreschi musicali di un polittico di intensa drammaticità. La partitura musicale interpreta la Via della Croce, ora attraverso potenti perorazioni accordali ora con lievi e sfumate evocazioni poetiche, impreziosite da audaci combinazioni armoniche quasi impressionistiche; per sottolineare i passaggi di più intensa riflessione, il linguaggio musicale si fa maggiormente solenne e austero, quasi scarnificato. Nella Via Crucis si avvertono tratti di sentito "sacro" fervore.

Con una scrittura di scabra semplicità ieratica, Liszt avvolge le 14 "stazioni" improntandole a una sorta d'oratorio a carattere narrativo, con il sostegno di un calcolato montaggio "rappresentativo" di alcuni brani estrapolati da testi poetici della letteratura latina medievale e relative intonazioni gregoriane e da passi evangelici interpolati da corali protestanti (dall'inno Vexilla regis prodeunt all'O crux, ave, spes unica, dallo Stabat Mater ai corali luterani come il celebre O capo insanguinato che Bach ha utilizzato nella su Passione di Matteo).

Franz Liszt (1811-1886), compositore, pianista, direttore d'orchestra e organista ungherese, fu uno dei più grandi virtuosi del pianoforte di tutti i tempi. Funambolo della tastiera, osannato come una rockstar e fama di gran viveur, Franz Liszt a soli 36 anni, decise di ritirarsi dalle scene per dedicarsi alla composizione. Intraprese un lungo e travagliato percorso di ascesi spirituale che fu definito come una «metamorfosi da demonio ad angelo» (F. Busoni) e che lo portò, nel 1864, a ricevere da Pio IX la tonsura, gli ordini minori francescani e la carica di abate. Diventato l'abbé Liszt, si dedicò a composizioni sempre più ascetiche e indirizzò la maggior parte delle proprie energie creative alla musica sacra, "con criteri alquanto originali e con un gusto estetizzante dell'arcaismo gregoriano nonché delle forme esteriori del rito" (M. Mila).

Qui una esecuzione della versione per coro, solisti e organo. Rachel Platt and Penny Vickers, soprano Joyce Jarvis, mezzo-soprano Jeremy White, baritone (Christus) Patrick Ardagh-Walter, bass (Pilatus) Wayne Marshall at the organ of St. John-at-Hackney Taverner Choir conducted by Andrew Parrott.

IL COMMENTO POETICO

La Passione. Via Crucis al Colosseo di Luzi – insigne poeta e drammaturgo, nominato senatore a vita nel 2004 e più volte indicato per il Nobel per la Letteratura – è un'altissima meditazione sull'incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù, per laici e credenti. Un testo poematico di cui Gesù è l'unico agonista. In un ininterrotto monologo, Gesù nella tribolazione della Via Crucis, confida al Padre la sua angoscia e i suoi pensieri dibattuti tra il divino e l'umano, la sua afflizione e la sua soprannaturale certezza. La Passione è uno degli ultimi capolavori poetici e teatrali di Mario Luzi.

Quando mi fu proposto di scrivere il testo per le meditazioni della Via Crucis – confidò Mario Luzi – ebbi, superata la sorpresa, un contraccolpo di vero e proprio sgomento. Ero invitato a una prova ardua su un tema sublime. La Passione di Cristo – ce ne può essere uno più elevato? Il testo si andò sviluppando nelle modalità della mia versificazione teatrale che consiste fondamentalmente in un sistema ritmico che include la metrica ma non le obbedisce e solo in certi punti speciali la formalizza. Io l'ho sentito come una progressione dolorosa al ricongiungimento con il Padre e come un cammino mortale verso la Resurrezione.

Quello di Luzi, è un Cristo spogliato del divino, un Cristo umano, assai dolente, dilaniato dal dolore, dal dubbio, dalla solitudine fino all'estremo atto di lasciarsi andare quasi al fallimento della missione che le Scritture avevano annunciato. Gesù, nella tribolazione della Via Crucis, confida al Padre la sua angoscia e i suoi pensieri dibattuti tra il divino e l'umano, la sua afflizione e la sua soprannaturale certezza.

La Via Crucis al Colosseo non può essere considerato un unicum nella produzione poetica di Luzi, ma il frutto di una felice circostanza che va a incastrarsi perfettamente in un più ampio e articolato processo umano, spirituale e poetico del grande poeta fiorentino. Infatti, al di là di credere che un'opera su commissione, seppure così prestigiosa, possa essere meno «sentita», essa giunge forse nel momento più felice, quasi all'apice (Luzi morirà solo pochi anni dopo, nel 2005 a poco più di novantuno anni) della crescita spirituale del poeta.

Per il poeta Mario Luzi fede e poesia sono state sempre sentite come «due (ammesso lo siano) termini o polarità di cui è impossibile parlare distintamente. Chi li ha chiari e certi e li vive in consapevolezza, non importa se armoniosa o disarmonica, dentro di sé non può tenerli separati, non ci riesce, non gli è dato». La fede diventa essa stessa tema, «un argomento di vita interiore». E questo «argomento di vita interiore» ha accompagnato il poeta durante tutto l'arco della sua vita come un viaggio verso la Meta, o meglio, verso la Luce (Antonio Donadio, docente, poeta e critico d'arte).

Mario Luzi nasce a Firenze il 20 ottobre 1914, dove si laurea in letteratura francese e, dal 1955, tiene la cattedra di Letteratura Francese presso la facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze. È considerato uno dei fondatori dell'ermetismo e uno dei maggiori poeti italiani contemporanei. Negli anni Ottanta Luzi riceve diversi premi e riconoscimenti: nel 1985 gli viene conferito il Premio Montale, e nel 1987 gli viene consegnato il Premio Feltrinelli per la poesia all'Accademia dei Lincei a Roma. Nel 2004 in occasione del suo novantesimo compleanno viene nominato "Senatore a vita" dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Mario Luzi muore nella sua Firenze, a novant'anni, il 28 febbraio 2005, ed è sepolto nella Basilica di Santa Croce.


LE IMMAGINI ARTISTICHE

L'ascolto del racconto musicale di Liszt e della narrazione poetica di Luzi è accompagnato dalla proiezione di alcune tra le più famose e importanti opere che nei secoli hanno voluto raccontare la Via Crucis: Insieme alla Cattura di Cristo di Giotto (1303-1305), la Presa di Cristo nell'orto di Caravaggio (1606), Ecce Homo di Ludovico Cigoli (1607), Cristo davanti a Pilato del Tintoretto (1564-1567), Gesù condannato a morte di Luca Giordano (1634-1705), Gesù che porta la croce e la Spoliazione di Cristo di El Greco (1577-79), Gesù riceve la Croce sulle spalle e Gesù cade per la prima volta di Luigi Sabatelli (1772-1850), Lo Spasimo di Sicilia e Gesù incontra sua madre di Raffaello Sanzio, Cristo portacroce e il Cireneo di Sebastiano del Piombo(1529), Gesù riceve l'omaggio della Veronica di Giovanni Cariani (1519), un quadro da Le Stazioni della Via Crucis di Edward Arthur Fellowes Prynne (1919-1921), Gesù incontra le donne di Gerusalemme di Louis Hendrix Frans Vinck (1864), Cristo inchiodato alla Croce di Vincenzo Campi (1536-1591), Innalzamento della Croce e Deposizione dalla Croce di Rubens (1611-1614) e Gesù è deposto nel sepolcro (1602-1604) di Michelangelo Merisi (Caravaggio), si alterneranno le Via Crucis di Lucio Fontana, Fernando Botero e Gaetano Previati.

La Passione di Cristo è un ciclo di opere realizzate da Fernando Botero (1932-2023) tra il 2010 e il 2011 nelle quali il drammatico fa la propria incursione tra le dolci forme che vengono attraversate da dolore e tragedia, e il tono ironico viene sostituito dal compassionevole per riflettere intorno alla poesia e al dramma, all'intensità e alla crudeltà della Passione di Cristo.

La Via Crucis Bianca di Lucio Fontana (1899-1968) è un'opera composta da 14 lavorazioni in rilievo di ceramica bianca smaltata, realizzate nel 1955. Le formelle realizzate da Lucio Fontana raccontano gli eventi della Passione con uno stile scultoreo solo parzialmente realistico: le figure, infatti, hanno corpi e volti appena abbozzati e costituiti da rilievi di materia dall'aspetto corrugato e granuloso, e ciò che aiuta a riconoscere i personaggi sono alcuni particolari come la veste rossa che avvolge Gesù, la lancia o il cavallo per i soldati…

L'intensa Via Crucis dipinta da Gaetano Previati (1852-1920) sottolinea il tema del dolore e della Passione di Cristo non solo grazie alla imponente, tragica e monumentale figura del Salvatore, ma anche al ritmo cromatico incalzante e alla parabola luministica che coinvolge la successione delle immagini a partire dal primo riquadro sino all'oscurità dell'ultimo, nel quale si compie la tragedia.