Via crucis: storia di una devozione

27.01.2026

La Via Crucis è uno dei tanti esempi di come da un rito devozionale nasca un immaginario che ha influenzato l'arte. Non solo quella pittorica e scultorea ma anche quella musicale.

La Via Crucis è una delle devozioni più radicate nella spiritualità cristiana: un percorso narrativo e meditativo che ripercorre le tappe della Passione di Gesù Cristo dal momento della condanna fino alla sepoltura. Nel corso dei secoli, questo rito ha attraversato territori, culture e discipline artistiche, diventando non solo esperienza spirituale ma anche fonte d'ispirazione per l'arte.

Le radici della Via Crucis affondano nel desiderio di ripercorrere fisicamente i luoghi della Passione a Gerusalemme: nei primi secoli i pellegrini facevano visita alle tappe del cammino di Cristo, spesso guidati dai racconti evangelici e dalla devozione dei fedeli.

Nel XIII secolo, è documentato il racconto di Rinaldo di Monte Crucis, frate domenicano, che descriveva la salita al Santo Sepolcro attraverso le tappe (stationes) della Passione, dando forma a un primo modello di "via" simbolica.

La diffusione in Europa avvenne soprattutto tramite i Francescani, custodi dei Luoghi Santi dopo il 1342, che non solo promuovevano i pellegrinaggi, ma iniziarono a rappresentare nelle chiese le stazioni affinché ogni fedele potesse vivere spiritualmente il cammino di Cristo anche lontano da Gerusalemme.

La Via Crucis, nella sua forma che conosciamo attraverso il culto più recente e le immagini o i bassorilievi nelle chiese cattoliche con quattordici stazioni, si afferma nel XVII secolo in Spagna e viene poi codificata, grazie a Papa Clemente XII nel 1731, con la possibilità ufficiale di erigere stazioni in tutte le chiese cattoliche.

Le stazioni — rappresentate in immagini, sculture o edicole all'interno delle chiese — avevano una funzione doppia: narravano i momenti della Passione e offrivano ai fedeli uno spazio di contemplazione attiva e partecipata.

Questa devozione ha avuto forti implicazioni artistiche: pittori, scultori e architetti hanno realizzato cicli destinati alle chiese, portando la narrazione visiva della Passione nelle comunità. Un esempio artistico di grande valore sono le tre Via Crucis realizzate da Lucio Fontana tra il 1947 e il 1957. Nelle sue tre Vie Crucis Fontana abbandona la narrazione tradizionale della Passione per una sintesi simbolica radicale: la ceramica, incisa e ferita, diventa corpo sofferente e luogo di trasformazione. Le stazioni non illustrano episodi, ma evocano condizioni interiori, in una sequenza ritmica che allude al passaggio dalla materia allo spazio. Il dolore è spoglio, essenziale, trasfigurato in apertura verso il trascendente, in piena coerenza con la poetica spazialista.

Tali opere non sono solo testimonianze religiose, ma veri percorsi visivi capaci di suggerire allo spettatore una dimensione simbolica e narrativa, molto affine a quella di un'opera musicale o teatrale.

Se la Via Crucis nasce come pratica devozionale, non passa molto tempo prima che la tradizione si intrecci con il mondo della musica sacra. Nei secoli, compositori cattolici e non solo hanno sentito il richiamo di questo percorso di sofferenza e redenzione. La musica classica sacra ha infatti prodotto molte opere dedicate alla Passione, con influssi spirituali analoghi alla Via Crucis stessa (pensiamo alle "Passioni" di Bach o alle composizioni sulle Sette Ultime Parole).

Tra le mie produzioni di concerti-meditazione propongo una Via Crucis nella quale ho unito una mia trascrizione per organo della Via Crucis per soli, coro misto e pianoforte o organo, composta nel 1879 da Franz Liszt (1811-1886) ad una selezione del testo poetico Passione. Via Crucis al Colosseo, scritto da Mario Luzi (1914-2005) per la liturgia pasquale celebrata da Giovanni Paolo II al Colosseo il Venerdì Santo del 2 Aprile 1999.

Sempre ispirato al racconto evangelico della Passione, propongo anche un concerto-meditazione Le sette ultime parole di Cristo dalla Croce, su musica di Franz Joseph Haydn che porta come sottotitolo Musica instrumentale sopra le sette ultime parole del nostro Redentore in croce ovvero sette Sonate con una Introduzione ed alla fine un Terremoto.


Questo tipo di creazione non è semplicemente sacra o liturgica, ma 

musica di riflessione, dove ogni stazione diventa un "movimento" tematico e psicologico, simile a una suite o a una serie di variazioni.

🧠 Un ponte tra fede, emozione e arte

La Via Crucis è oggi un simbolo potente: non solo religione e meditazione personale, ma anche spazio di ispirazione culturale. Nel contesto musicale, essa offre una struttura narrativa intensa — fatta di tensione, caduta, incontro e redenzione — che può essere tradotta in temi, sviluppi e dissolvenze sonore. La forza di questo percorso sta proprio nella sua capacità di parlare sia alla dimensione spirituale sia a quella estetica: un ponte tra fede, esperienza umana e creazione artistica.