La profezia di Cherubini nella Messa per l'incoronazione di Carlo X

14.12.2025

Nella foto: L'incoronazione di Carlo X di François Gérard.

La cattedrale di Reims, in Champagne, era il luogo tradizionale dell'incoronazione dei sovrani francesi. Caduto definitivamente Napoleone, e tornato sul trono dopo il regno dei Cento Giorni, Luigi XVIII non volle legittimare il proprio potere attraverso un rito sacro monarchico pur essendo un sovrano di una monarchia restaurata ma ormai costituzionale. Non volle invece rinunciare alla solennità del rito a Reims il suo successore, Carlo X, che volle per se un'incoronazione secondo l'antico rituale dei sovrani di Francia che risaliva a Clodoveo I nel V secolo.

Tra viaggi celebrativi - da Parigi a Reims e da Reims a Parigi su una carrozza d'oro appositamente progettata - e cerimonie ed eventi nelle città, il fulcro dell'evento fu la Messa dell'incoronazione, celebrata dall'arcivescovo di Reims che per l'unzione del re con olio crismale utilizzò una nuova ampolla – anche questa appositamente progettata perché la santa Ampolla, usata per più di seicento anni, era stata distrutta dai rivoluzionari francesi nel 1793. Anche Carlo X giurò di sostenere la Carta costituzionale del 1814 ma il senso generale della cerimonia era di una grande nostalgia per la monarchia assoluta pre-Rivoluzione: antichi marescialli di Napoleone gli offrirono la spada di Carlomagno, il gran ciambellano Talleyrand gli calzò le pantofole bianche ricamate di fiordalisi d'oro.

Questo, infatti, doveva essere il significato dell'incoronazione: Carlo non aveva mai potuto soffrire i cambiamenti degli ultimi quarant'anni di storia francese e voleva riportare indietro l'orologio della Storia, ristabilendo in Francia il regime assolutistico dei Borbone.

Incaricato di comporre la Messa per la cerimonia di incoronazione fu Luigi Cherubini. Una scelta coerente con la regia generale dell'evento e il progetto ideologico della Restaurazione. Infatti, per una combinazione di ragioni artistiche, istituzionali e politiche, Cherubini era l'uomo adatto per comporre la Messa solenne per l'incoronazione di Carlo X.

Nato a Firenze nel 1760, Cherubini si traferì a Parigi nel 1787 dove fece fortuna. La sua carriera fu ostacolata dall'avversione di Napoleone ma, caduto il Bonaparte, la Restaurazione fece di Cherubini la massima autorità di Francia nominandolo Direttore del Conservatorio di Parigi, incarico che lo rendeva il massimo rappresentante ufficiale della musica colta e sacra dello Stato. Godeva di una reputazione straordinaria nel campo della musica sacra, soprattutto dopo aver composto il Requiem (do minore del 1816), scritto su ordine del governo francese della Restaurazione in memoria di Luigi XVI. Il suo rigore formale, gravità morale e adesione alla tradizione liturgica, lo facevano il compositore ideale per una cerimonia fortemente improntata al ritorno alla sacralità monarchica. L'incoronazione di Carlo X a Reims doveva essere un atto di legittimazione solenne e sacramentale del potere regale e Cherubini era il compositore adatto per tradurre in suono l'idea di una monarchia nuovamente sacra, ordinata e legittima.

Il 29 aprile 1825 nella cattedrale di Reims si svolse la cerimonia di incoronazione con la "colonna sonora" della Messa composta per Cherubini, concepita per esaltare i valori della restaurata monarchia dopo l'era rivoluzionaria e napoleonica.

La Messa per l'incoronazione di Carlo X di Cherubini costituiva anche il programma del Concerto di Natale che si è tenuto il 12 dicembre 2025 in Aula Paolo VI, alla presenza di papa Leone XIV e diretto dal maestro Riccardo Muti, alla direzione dell'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini – organico da lui creato – e il Coro della Cattedrale di Siena Guido Chigi Saracini.

Il Maestro Muti ha definito l'opera di Cherubini

"pura essenza spirituale e religiosa".

Nel contesto odierno, eseguire questa messa in Concerto e in Vaticano, assume un altro significato: non si deve più celebrare un re, ma emergono altre dimensioni artistiche dell'opera e consente di riflettere sul senso e destino della creazione artistica.

Andando oltre l'utilizzo strumentalmente politico, la Messa di Cherubini dimostra quanto sia intrisa di profonda spiritualità. Si tratta di una pagina a tre voci, per coro, molto complessa con una caratteristica che la distingue da tutte le altre Messe, perché, dopo i numeri canonici, alla fine, dopo l'Agnus Dei, Cherubini aggiunge una Marcia religiosa, una pagina sinfonica che Berlioz definì sublime.

"La musica che scrive Cherubini

– ha commentato il Maestro Muti

è molto aderente al significato profondo del testo latino. Tante volte grandi capolavori sono distanti dalle parole e della loro spiritualità. Con Cherubini questo non accade».

La Messa per l'incoronazione di Carlo X rispecchia l'intento di coniugare la fedeltà alla tradizione formale con un'intensa ricerca emotiva. Le diverse sezioni liturgiche alternano maestà e introspezione, dal Gloria imponente al Kyrie di profonda supplica. Il passato classico dialoga con un senso già romantico di tensione interiore, rendendo l'opera adatta tanto al rito quanto alla riflessione.

La scelta di eseguire quest'opera in un Concerto Vaticano assume anche un valore ecumenico e culturale: non si tratta di un atto di restaurazione della monarchia, ma di un omaggio alla tensione sacra insita nella grande musica. In Aula Paolo VI, l'«antico testo sonoro» di Cherubini ha risuonato non come fossilizzazione di un passato politico, ma come invito a un ascolto attento e meditativo, confermando la capacità della grande musica di attraversare epoche e significati.

L'esecuzione magistrale, imprimendo nella memoria degli ascoltatori quel dialogo tra rito, memoria e profezia, rimane un esempio di come la storia e la musica possano incontrarsi in un'esperienza che va oltre l'evento e diventa contemplazione.

Nel suo insieme, la Messa solenne in re maggiore si presenta come un monumento sonoro di straordinaria coerenza. Anche la scelta di un organico vocale che prevede un coro a tre voci (soprani, tenori e bassi) non può essere stata determinata da motivazioni pratiche né di risparmio, quanto dal desiderio di richiamare il simbolo della Santissima Trinità. Cherubini costruisce un rito musicale che, pur nato per un evento politico preciso, supera la contingenza storica. Ogni movimento contribuisce a un discorso più ampio, nel quale la musica non glorifica semplicemente un re, ma interroga il senso stesso dell'autorità e della fede. È proprio questa tensione irrisolta tra celebrazione e presagio a rendere l'opera, ancora oggi, sorprendentemente attuale.

La profezia

Torniamo ancora un momento a Carlo X e al suo regno. Fu un regno breve, e la sua gestione non fece che suscitare scontento e far crescere l'opposizione liberale tanto che una rivolta popolare a Parigi lo portò all'abdicazione e all'esilio nell'Impero austriaco dove morì. Non riuscì nemmeno nell'intento di restaurare la monarchia e la dinastia dei Borbone perché fu l'ultimo re "di Francia" e i successivi furono re "dei francesi", sovrani laici e privi di ogni sacralità.

Riletta alla luce degli avvenimenti successivi, la Messa per l'incoronazione di Carlo X – nella sua austerità – appare come una profezia, una sorta di "requiem" per un monarca ancora in vita. La sua struttura solenne, tra contrappunto rigoroso e tensione spirituale, e quella Marcia religiosa finale, con l'indicazione di tempo "grave", sembra anticipare i destini tragici di una monarchia che, pochi anni dopo il 1825, sarebbe caduta sotto il peso delle sue contraddizioni.

Soprattutto la Marcia religiosa, spettrale nella incorporea trascendenza della sua veste sonora, tanto impressionò Berlioz che disse:

"La Marche religieuse rappresenta l'espressione mistica in tutta la sua purezza, in tutta la sua contemplazione ed estasi cattolica. Traspira unicamente amor divino, fede scevra di dubbi, serenità d'animo in presenza del proprio creatore. Nessun suono terreno perviene a turbare la sua calma trascendentale che fa spuntare le lagrime sull'occhio di chi l'ascolta".

Cherubini, nel rendere eterno il rito dell'incoronazione, ci ha consegnato un documento musicale che trascende il tempo politico e che ci interroga sul mistero dell'autorità e della supplica umana davanti al divino.